Nell’intento di scoprire sempre di più sui nostri fornitori, qualche settimana fa ci siamo fermati a Cantine Astroni. E’ da tempo che Enrico Lombardi aveva questo desiderio. Come se qualcosa lo richiamasse a vedere quel vino, a sentire la provenienza di quel sapore che apprezza e che riesce a servire e consigliare così facilmente, insieme a tutto lo staff  Lombardi1892, senza nessuna paura di sbagliare.

Eppure è un vino nuovo si può pensare, un vino che nasce da poco. E qui che ci si sbaglia. E’ proprio affermando questo che si commette l’errore più grande. Quello che ammettiamo aver fatto anche noi.

Come quando ti sparano in faccia una verità completamente opposta alla tua più radicata convinzione. Così ci siamo sentiti quando ad un certo punto abbiamo risalito la collinetta dell’altopiano Cantine Astroni e ci siamo avvicinati al muretto di “Borbonica” costruzione. Un cratere enorme alla vista, uno spettacolo “grande”. Degno della potenza di una civiltà dormiente, ma sempre orgogliosa e che solo per opportunità non ha ancora mostrato tutto il suo splendore. Ed è qui che nasce tutta la particolarità del vino Astroni.

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Una mattina di grosse scoperte, dove l’orgogliosa Emanuela Russo, responsabile marketing e comunicazione dell’azienda, ci accompagna nella visita. Ci racconta quindi la storia della famiglia Varchetta e le sue 4 generazioni dove suo marito Gerardo Vernazzano rappresenta l’ultima in ordine di tempo insieme ai cugini.

Ci racconta una storia che non conoscevamo. Anzi, una storia che nemmeno immaginavamo fosse presente nelle bottiglie “Cantine Astroni”. Colpa della nostra ignoranza, chiaramente. Questo però ci aiuta, perché  inconsapevolmente ci tiene incollati a lei ad ascoltarla, senza distrazione, abbandonando quel classico sentimento di rifiuto risultato degli sproloqui pubblicitari del padrone, auto-celebrativi del tipo “sono il migliore” tanto per intenderci.

Una Cantina buona, umile e ricca, piena del futuro, di tradizione e rivolta all’innovazione.

Il primo ospite che abbiamo incontrato è stato un asino, un biglietto da visita che ti dice qui come la pensano. Lavoro duro, niente fronzoli. Niente etichette strane o voli pindarici, un rapporto con la terra vivo, reale e sopra ogni cosa.

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L’orgogliosa Emanuela ci accompagna poi nei vigneti, dove ci appare tutto il generoso contributo della terra. Sezioni simmetriche miste  al paesaggio di sfondo, a dimostrare il proficuo incontro tra l’uomo e la terra. La carriola come segno di rispetto, di osservanza dell’umano alle dure leggi naturali che però sanno ripagare lo sforzo. Il cielo azzurro pare dare il suo consenso.

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Dopo aver visto l’uva Astroni, andiamo nelle cantine dove il lavoro dell’uomo diventa più ingegneristico. Qui ci spiega tutta la produzione e la conservazione dei vini, così come l’imbottigliamento. E’ sicuramente un luogo meno romantico, ma gli odori che ne derivano danno compenso.

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L’ultima parte della nostra visita ci porta nel salotto delle “Cantine Astroni”. Costruito successivamente, questo è il luogo che Gerardo e Emanuela hanno concepito come punto di contatto tra il mondo ed il vino. Un luogo di mezzo, una via al centro, dove la fatica ed il gusto si conoscono e si innamorano, perché l’uno non può fare a meno dell’altro. Perché il secondo è conseguenza del primo in un legame inscindibile per qualsiasi cosa del creato, ancora di più per il vino.

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I coniugi Vernazzaro non vogliono limitarsi a dare vino in un bicchiere. Vogliono consapevolezza ed esperienza oltre la convivialità legata al vino. Ecco il motivo del progetto “Cantine Aperte”

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Siamo felici dell’invito da parte di Emanuela e Gerardo e piacevolmente sorpresi di quanto abbiamo potuto ammirare. Consigliamo di visitare le Cantine Astroni e di gustarle, proprio come abbiamo fatto noi. Se non doveste riuscirci, beh…restate connessi, perché Lombardi1892 ha pensato per voi, insieme appunto alle Cantine Astroni, ad un grande appuntamento nei prossimi mesi, un appuntamento con la terra dove scoprirete la magia di questo luogo.

Mirko Crosta

Social Media Manager & Content Curator/Blogger

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